Periodo
VI secolo a.C. (Pitagora a Crotone) — neopitagorismo I-III sec. d.C.
Origine geografica
Magna Grecia (Crotone, Metaponto). Origini ioniche di Pitagora (Samo).
Fondatore
Pitagora di Samo (570 ca. - 495 ca. a.C.).
Fonti
Frammenti dei pitagorici (raccolti da Diels-Kranz); testimonianze in Aristotele, Diogene Laerzio, Porfirio, Giamblico (Vita pythagorica).

Definizione

Il pitagorismo è la tradizione filosofico-religiosa fondata da Pitagora di Samo a Crotone nella seconda metà del VI secolo a.C. Costituisce uno dei primi esempi documentati di "comunità filosofica" del mondo greco, in cui la riflessione speculativa si intreccia con una regola di vita, una pratica religiosa e una struttura iniziatica.

La tradizione pitagorica è uno degli affluenti principali del pensiero esoterico occidentale: la sua dottrina del numero, la sua concezione dell'anima, il suo simbolismo geometrico-musicale alimenteranno il platonismo, il neoplatonismo e tutto l'esoterismo successivo.

Origine storica

Pitagora nasce a Samo intorno al 570 a.C. La tradizione vuole che abbia viaggiato a lungo (Egitto, Babilonia, secondo alcune fonti anche India) prima di stabilirsi, intorno ai quarant'anni, a Crotone in Magna Grecia, dove fonda la sua scuola. La comunità pitagorica esercita per alcuni decenni un'influenza politica e culturale notevole nelle città greche del sud Italia. A seguito di tumulti antipitagorici (probabilmente verso la fine del VI o l'inizio del V secolo), la comunità viene dispersa e Pitagora muore in esilio a Metaponto.

Della scuola di Pitagora restano solo testimonianze indirette. Pitagora stesso non scrisse nulla; il silentium pythagoricum, la regola del silenzio sulla dottrina interna, era parte costitutiva della disciplina. Le notizie più antiche e attendibili sono frammentarie e si trovano in Aristotele e in altri autori classici. Le grandi Vitae pitagoriche (Porfirio, Giamblico) sono di età imperiale e contengono materiali di valore disparato.

Struttura della comunità

La tradizione distingue all'interno della comunità pitagorica due categorie:

  • Acusmatici (da akúsmata, "cose udite"): seguivano una regola di vita pratica e ricevevano insegnamenti orali in forma di precetti, senza accesso alla parte propriamente filosofica della dottrina.
  • Matematici (da máthēma, "ciò che si impara"): praticavano lo studio sistematico della dottrina, in particolare delle scienze del quadrivio (aritmetica, geometria, musica, astronomia).

L'iniziazione era preceduta da un periodo di prova, da regole alimentari, da pratiche di purificazione, dall'esame di coscienza serale.

Dottrine fondamentali

Il numero come principio

Il tratto più caratteristico del pitagorismo è la dottrina secondo cui il numero è il principio (archē) di tutte le cose. Aristotele, nella Metafisica, attribuisce ai pitagorici la tesi che "tutte le cose sono numeri". Questa dottrina, che a un lettore moderno può sembrare astrusa, va intesa nel senso che l'essenza intelligibile delle cose è costituita da rapporti numerici, e che il cosmo è un ordine retto da proporzioni armoniche. La scoperta dei rapporti matematici alla base degli intervalli musicali (l'ottava, la quinta, la quarta) è il paradigma fondante di questa visione.

L'armonia delle sfere

Estendendo i rapporti musicali al cosmo, i pitagorici concepiscono i moti celesti come produttori di un'armonia (la "musica delle sfere"), inudibile per gli umani perché perpetua e originaria.

Metempsicosi

I pitagorici sostengono la dottrina della trasmigrazione dell'anima (metempsýchōsis): l'anima è immortale e trascorre numerose esistenze in corpi diversi, anche di animali. Da qui le note prescrizioni alimentari pitagoriche (astensione dalla carne in molte forme).

Tetraktys

La Tetraktys, figura formata da dieci punti disposti in triangolo equilatero (1+2+3+4 = 10), è il simbolo sacro della comunità: rappresenta i primi quattro numeri, la loro somma perfetta nel dieci, e il principio dell'ordine cosmico.

Sviluppi successivi

Dopo la dispersione della comunità di Crotone, il pitagorismo continua attraverso figure come Filolao di Crotone (V sec. a.C.), il primo a mettere per iscritto la dottrina, e Archita di Taranto (IV sec. a.C.), grande matematico e statista. Nel I-III secolo d.C. si sviluppa il neopitagorismo, con figure come Apollonio di Tiana e Numenio di Apamea: il neopitagorismo confluirà nel neoplatonismo, di cui costituisce uno degli affluenti principali.

Confusioni più comuni

  • Il "teorema di Pitagora", per quanto la tradizione lo attribuisca al fondatore, non è probabilmente di sua scoperta originale: era già noto in forme equivalenti nelle culture egizia e babilonese. Pitagora ne ha forse fornito una prima dimostrazione generale, ma le fonti sono troppo tarde per esserne certi.
  • Il pitagorismo non è una semplice "scuola filosofica" nel senso moderno: è una comunità di vita con regola, riti e dottrina segreta. Va situato nella categoria delle "vie" iniziatiche dell'antichità, accanto all'orfismo e ai misteri.
  • Le pubblicazioni divulgative che presentano "la numerologia pitagorica" come pratica divinatoria utilizzano spesso il nome di Pitagora come marchio: la dottrina del numero pitagorica è una metafisica del cosmo, non una tecnica per indovinare il futuro.