- Periodo
- III secolo d.C. (Egitto greco-romano) — XVIII sec. (declino con la nascita della chimica moderna). Riprese simboliche nel XIX-XX sec.
- Origine geografica
- Alessandria d'Egitto. Successivi sviluppi nel mondo arabo (VIII-XII sec.) e in Europa (XII-XVIII sec.).
- Documenti fondativi
- Tabula Smaragdina; Corpus alchemico greco (Zosimo, Olimpiodoro, Stephanos); Geber latino; opere di Arnaldo da Villanova, Ruggero Bacone, Paracelso, Basilio Valentino, Filalete.
- Linguaggio
- Codici simbolici (allegorie naturali, mitologiche, cristiane), spesso volutamente ermetici per riservare il sapere ai soli "figli dell'Arte".
Definizione
L'alchimia è una disciplina antica che unisce ricerca proto-chimica sperimentale, simbolismo metallurgico e percorso di trasformazione interiore. Tradizionalmente è descritta come arte della trasmutazione: dei metalli vili in oro (sul piano materiale), dell'uomo decaduto nell'uomo rigenerato (sul piano interiore). I due piani non sono separati nella tradizione alchemica classica: l'opera sui materiali e l'opera su sé stessi procedono in parallelo, e l'uno è specchio dell'altro.
Origine e sviluppo
L'alchimia nasce nell'Egitto greco-romano, in particolare ad Alessandria, nei primi secoli dell'era cristiana, come incontro tra la tecnica metallurgica egizia, la filosofia greca (specialmente la dottrina aristotelica dei quattro elementi e la dottrina stoica del pneuma) e l'orizzonte religioso ermetico-gnostico. Il primo alchimista di cui restino opere sostanziali è Zosimo di Panopoli (fine III - inizio IV sec. d.C.).
Tra l'VIII e il XII secolo l'alchimia conosce un grande sviluppo nel mondo islamico, con figure come Jabir ibn Hayyan ("Geber", VIII-IX sec.) e al-Razi (IX-X sec.). Attraverso le traduzioni dall'arabo del XII secolo (Spagna, Sicilia) l'alchimia entra in Europa latina e si afferma nel basso Medioevo come disciplina coltivata da figure come Alberto Magno, Ruggero Bacone, Arnaldo da Villanova, Raimondo Lullo (cui sono attribuiti molti testi di paternità incerta).
Il Cinque-Seicento è l'epoca d'oro dell'alchimia europea: Paracelso riforma la medicina su basi alchemiche e fonda la spagiria; circolano i testi di Basilio Valentino, Michael Maier, Heinrich Khunrath; in Inghilterra opera Eireneo Filalete (probabile pseudonimo di George Starkey). Nel Seicento gli emblemata alchemici (Maier, Atalanta fugiens, 1617) costituiscono uno dei vertici del simbolismo iconografico europeo.
Con la rivoluzione scientifica del Sei-Settecento, l'alchimia operativa viene gradualmente sostituita dalla chimica moderna. Robert Boyle (XVII sec.) e poi Lavoisier (XVIII sec.) ne segnano la fine come disciplina sperimentale autonoma. Sopravvive come tradizione esoterica simbolica, e in tale veste viene ripresa nel Novecento da Carl Gustav Jung, che ne fa il principale modello simbolico per il suo processo di individuazione.
Struttura dottrinale
Principi e materiali
L'alchimia opera con tre principia fondamentali (Solfo, Mercurio, Sale, codificati da Paracelso) e con i quattro elementi della tradizione aristotelica. La materia prima, oggetto dell'opera, è descritta in modo deliberatamente enigmatico: ovunque presente eppure invisibile ai non iniziati.
Le fasi dell'Opus Magnum
La Grande Opera (Opus Magnum) è classicamente articolata in tre o quattro fasi, identificate dai colori che assume la materia nel corso delle operazioni:
- Nigredo (nero): putrefazione, dissoluzione, "morte" della materia prima.
- Albedo (bianco): purificazione, rinascita, prima manifestazione della materia rigenerata.
- Citrinitas (giallo): fase intermedia, talvolta omessa nelle codificazioni più tarde.
- Rubedo (rosso): perfezione, completamento dell'opera, ottenimento della Pietra Filosofale.
La Pietra Filosofale
Termine ultimo dell'opera, la Pietra Filosofale è descritta come una sostanza dotata di poteri straordinari: trasmutare i metalli vili in oro, guarire le malattie, prolungare la vita. Sul piano interiore, simboleggia la condizione dell'uomo che ha completato il proprio processo di trasformazione.
Le tre vie
La tradizione alchemica distingue talvolta tre "vie" o approcci all'opera:
- La via secca: rapida, intensa, di carattere igneo.
- La via umida: lenta, paziente, di lunga durata.
- La via breve (o "via dell'iniziato"): non descritta nei testi pubblici, riservata alla trasmissione orale.
Confusioni più comuni
- L'alchimia non è "chimica primitiva" o "pseudo-scienza": è una disciplina con propri presupposti dottrinali coerenti, che ha contribuito allo sviluppo della chimica ma non si esaurisce in esso. Recenti studi (William Newman, Lawrence Principe) hanno restituito dignità storica all'alchimia operativa.
- L'opposizione "alchimia spirituale" vs "alchimia operativa" è una semplificazione tarda, soprattutto novecentesca. Negli alchimisti classici i due piani sono inscindibili.
- La lettura junghiana dell'alchimia come "psicologia anticipata" — pur ricca di intuizioni — non rende conto dell'alchimia come tradizione storica, e tende a leggerla retrospettivamente attraverso categorie estranee.